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Recensione di Dreamcore, un walking sim tra spazi liminali

Recensione Dreamcore - È una porta o una persona

Dreamcore è un’esperienza surreale e affascinante, capace di trasportarti in un mondo onirico fatto di spazi liminali, architetture impossibili e atmosfere sospese tra il sogno e l’incubo. Sviluppato con una chiara ispirazione alle teorie dell’unreality (qui trasportate e contestualizzate negli “spazi liminali”, in particolare), il gioco abbandona i classici stilemi dell’horror per abbracciare un’esperienza esplorativa e curiosamente contemplativa.

Tuttavia, se da un lato la direzione artistica colpisce per originalità e coerenza, dall’altro avrei voluto vedere un maggiore impegno nella lettura degli ambienti, elemento che avrebbe potuto arricchire ulteriormente il viaggio nel surreale e che più di qualche volta mi ha semi-allontanato, con frustrazione, dal godimento che, lo vedo, si racchiude con coraggio nel cuore del prodotto realizzato da Montraluz, studio indipendente argentino.

Un viaggio attraverso spazi liminali

Il punto di forza principale di Dreamcore è la sua ambientazione. Il gioco si sviluppa attraverso una serie di scenari ispirati agli spazi liminali, quei luoghi sospesi tra la realtà e l’immaginazione, caratterizzati da un senso di vuoto e stranezza familiare. Ogni ambiente è progettato per evocare una sensazione di deja-vù, un’illusione di aver già visto quei corridoi infiniti, quelle stanze immerse in un’illuminazione artificiale, quelle piscine senza fondo che sembrano provenire da un ricordo sfocato di un’infanzia sempre più lontana, e sempre più incerta nella sua veridicità. Dimmi che non sono l’unico a non ricordarsi troppo la propria vita prima dei 10 anni.

Recensione Dreamcore - La ripetitività degli ambienti è a volte controproducente
La ripetitività degli ambienti è a volte controproducente

La mancanza di mostri e jumpscare è una scelta che ho particolarmente apprezzato, non tanto per la mia propensione ad immergermi fin troppo nei titoli che gioco, ma perché una presenza più esplicitamente orrorifica sarebbe stonata e risultata molto amara, rispetto all’equilibrio aromatico di Dreamcore. Troppo spesso il genere horror utilizza il terrore immediato come scorciatoia per costruire tensione, mentre Dreamcore preferisce lasciarti sola con i tuoi pensieri. Il senso di inquietudine nasce dall’osservazione, dalla ripetizione di schemi architettonici senza senso e dalla consapevolezza di essere intrappolate in un mondo che non segue le regole della realtà.

Tuttavia, pur eccellendo nell’estetica e nell’atmosfera, il gioco avrebbe potuto approfondire la narrazione ambientale. Alcuni scenari sembrano eccessivamente vuoti, mancando di dettagli che avrebbero potuto suggerire storie più articolate, o una narrativa orizzontale che desse più senso e curiosità ai livelli disponibili (per ora 2, ma con una roadmap consultabile direttamente in-game, che dovrebbe vedere l’arrivo di altri 3 capitoli entro la metà dell’anno prossimo). La sensazione di smarrimento è potente, ma avrebbe potuto essere accompagnata da una maggiore ricchezza di elementi interattivi o segreti da scoprire per aumentare l’immersione.

Non è un gioco senza genialità, sia chiaro, ma qualche elemento anomalo in più avrebbe di molto elevato l’esperienza. In fondo, gli spazi liminali fanno proprio della propria copia-incollosità la loro forza, e la nostra struttura mentale gode nel riconoscere pattern, tanto da vederne spesso dove non ce ne sono: è in funzione di questo che qualche anomalia o rottura dei pattern, in Dreamcore, ci stava.

Recensione Dreamcore - L'effetto VHS è molto piacevole
L’effetto VHS è molto piacevole

Un gameplay minimalista e contemplativo

Dal punto di vista del gameplay, Dreamcore è un titolo che si affida interamente all’esplorazione. Non ci sono combattimenti, né enigmi complessi: sei chiamata semplicemente a vagare per i diversi ambienti, cercando di comprendere la logica (o l’assenza di essa) dietro la costruzione del mondo. La progressione è non lineare e invita all’esplorazione libera, con diverse strade da percorrere ma un’unica vera “soluzione” da trovare.

La struttura aperta del gioco è un punto di forza, ma potrebbe anche rappresentare una barriera. Senza una chiara direzione o obiettivi definiti, il rischio è quello di perdersi in una ripetizione di stanze ed elementi architettonici simili. La navigazione a volte risulta frustrante, soprattutto quando si fatica a comprendere come avanzare o quando alcuni passaggi si rivelano più criptici del necessario.

Nonostante questo, il senso di scoperta è ben realizzato. Alcuni ambienti nascondono piccolissimi dettagli che offrono indizi sull’eventuale presenza di loop temporali o di persone che prima di noi si sono ritrovate bloccate negli spazi liminali, anche se questi momenti avrebbero potuto essere maggiormente sviluppati, come raccontavo in precedenza.

Recensione Dreamcore - Giuro che non ci sono jumpscare
Giuro che non ci sono jumpscare

Un altro aspetto da considerare è la ripetizione degli ambienti. Se da un lato è un elemento voluto per trasmettere una sensazione di loop onirico, dall’altro rischia di risultare ripetitivo in modo controproducente. Lo so, sembra un commento assurdo nella sua natura e contesto, ma l’aggiunta di eventi dinamici o variazioni più marcate tra le aree avrebbe reso l’esperienza ancora più coinvolgente.

Un comparto artistico evocativo

Sul fronte estetico, Dreamcore è un piccolo gioiello. La direzione artistica è ispirata e coerente, con una palette cromatica che enfatizza il contrasto tra luci artificiali fredde e ombre profonde. Ogni ambiente è costruito con una cura per i dettagli che rende l’esperienza visivamente memorabile. L’uso del sonoro è altrettanto efficace. La colonna sonora minimale e i suoni ambientali giocano un ruolo fondamentale nel creare tensione e un senso di spaesamento. Il rumore di neon tremolanti, il suono distante di acqua che gocciola o il ronzio elettrico di un corridoio vuoto sono tutti elementi che contribuiscono a rafforzare l’atmosfera del gioco.

La versione PlayStation 5 beneficia di tempi di caricamento ridotti e di un’ottima fluidità, con un frame rate stabile che garantisce un’esperienza immersiva senza intoppi tecnici. Tuttavia, alcune texture avrebbero potuto essere più definite, e occasionalmente si nota una certa ripetizione negli asset utilizzati ma, ironicamente, fa tutto parte del gioco. L’illuminazione gioca un ruolo chiave nell’atmosfera di Dreamcore, con un sapiente utilizzo di luci al neon e ombre che amplificano il senso di mistero e distorsione della realtà. Questo contribuisce a creare un mondo che sembra esistere in una dimensione a metà tra il sogno e la veglia.

Recensione Dreamcore - La serenità di una staccionata bianca in un vicinato infinito
La serenità di una staccionata bianca in un vicinato infinito

Dreamcore | Un’esperienza intrigante ma non del tutto soddisfacente

Dreamcore è un titolo che riesce a colpire per la sua atmosfera unica e per il coraggio di proporre un’esperienza diversa dal solito horror. La scelta di abbandonare i jumpscare in favore di un’inquietudine più sottile è senza dubbio riuscita, e il viaggio attraverso gli spazi liminali risulta affascinante. Tuttavia, il gioco avrebbe potuto osare di più nel dare profondità alla narrazione ambientale e nel fornire più elementi di lettura a chi ha il pad in mano. Sebbene l’esplorazione sia il cuore dell’esperienza, la mancanza di dettagli più significativi negli ambienti e l’assenza di un sistema di progressione più definito possono far sentire il giocatore alla deriva.

Se ti incuriosiscono le atmosfere oniriche e ti affascina l’idea di perderti in un mondo che sfida le regole della realtà, Dreamcore è sicuramente un’esperienza da provare, ma se cerchi un titolo che offra anche una narrazione più strutturata o una maggiore interattività, potresti trovare l’esperienza un po’ limitata.